Ho detto di no!

Ho detto di no

Gestire il capriccio è di fatto preparare il bambino alla vita, educarlo al fatto che non è solo e non tutto esiste in funzione sua, che deve rapportarsi alla realtà circostante e imparare a mettere un filtro a desideri immediati e pulsioni istintive. Cercando di arginare e orientare il capriccio, perciò, stiamo aiutando il bambino e facendo crescere la sua volontà per orientarla in modo positivo a relazioni serene e gratificanti.

 

Sabato 26 novembre l’Associazione IPSA e l’Associazione Ternova di Trieste, in parternariato con Farfamiglia, hanno organizzato un incontro per genitori dal titolo: ”Ho detto di NO!!!” I capricci nella prima infanzia, che si è tenuto presso la sala Miramare dell’Hotel Riviera a Trieste.

Liliana e Andrea Valenti di Brescia, tra i pionieri di Farfamiglia in Italia e molto attivi nelle attività di Farfamiglia in Lombardia, si sono alternati per trattare il tema, spinoso e appassionante allo stesso tempo.

L’incontro è stato introdotto da Andrea, che ha evidenziato come l’argomento “capricci” sia importante e molto presente nel quotidiano di famiglie con bambini in età prescolare.

Ha voluto però fare una premessa: per educare è importante avere un progetto educativo ampio, allargare lo sguardo: “se educhiamo, se come genitori proviamo a educare bene i nostri ragazzi, diciamocelo, stiamo facendo un grande lavoro per la società che ci circonda! Se seminiamo bene miglioriamo il mondo in cui viviamo…”

Certamente la grandezza del lavoro educativo implica responsabilità. Educare oggi non è educare come si educava 40 anni fa. Quello che andava bene per i nostri genitori non è che non va bene oggi, ma è più difficile, non trova un contesto sociale che aiuta e si deve appoggiare su strumenti nuovi che oggi abbiamo.

Trovarsi ad approfondire argomenti educativi, come facciamo in questi incontri, è molto importante. Non è tanto il conoscere le cose a livello specialistico, quanto il mettersi in gioco nella nostra famiglia quello che fa la differenza.

Non esiste il manuale del bravo genitore! Spesso siamo influenzati dall’approccio produttivo in ambito professionale che ci porta a pensare che dobbiamo produrre risultati: faccio questo e i risultati devono arrivare. In educazione non è così, il bello dell’educazione è che si ha a che fare con uomini liberi, fattore determinante. Abbiamo il dovere di dare input, valori ecc., ma poi non possiamo pretendere il risultato certo. In educazione siamo seminatori, irrighiamo e coltiviamo, ma non possiamo essere sicuri che 2+2 =4…

Questo è importante, perché dobbiamo lanciarci nell’educazione con la giusta serenità. Non ci viene chiesto di produrre bambini perfetti, ma di allenarli ad affrontare la vita e di aiutarli a crescere come adulti liberi e responsabili. E dobbiamo anche avere la serenità che quello che abbiamo seminato prima o poi fiorirà, magari in modo diverso da quello che ci aspettavamo, ma sempre in modo positivo.

Dopo Andrea ha preso la parola Liliana, per andare concretamente al tema dell’incontro, che appassiona e preoccupa tanto genitori, nonni, baby-sitter…. L’argomento è centrale, perché in effetti che un bambino sia più o meno capriccioso, che noi sappiamo gestire o no i suoi capricci determina una qualità della vita diversa per famiglie con figli attorno ai 2-3 anni…

Il capriccio è un fattore importante e ha un suo ruolo nella crescita e nello sviluppo del bambino. Non dobbiamo banalizzare il discorso, non è un braccio di ferro tra bambino e genitore in cui si prova la bravura del genitore: se vince è un bravo genitore oppure se non ce la fa e chi assiste magari al capriccio di mio figlio al supermercato e mi vede sconfitto ha questa sensazione: quel genitore non è stato capace di vincere il capriccio di suo figlio…

Il tema è più complesso e riguarda la natura stessa del bambino, la sua identità e le tappe di sviluppo della sua persona da una parte, e il genitore e il suo modo di esercitare l’autorità, che è un aspetto fondamentale dell’educazione, dall’altra. Per capricci nella prima infanzia ci riferiamo a un’età che va dai 2 anni fino ai 4-5. Generalmente dopo i 5 anni questi atteggiamenti iniziano a venire meno. Solitamente alle elementari i bambini non fanno più il caratteristico capriccio o se lo fanno è una manifestazione che ha motivi diversi.

Il capriccio tipico della prima infanzia si manifesta con pianti, urla, buttarsi per terra, dire parole cattive, avere atteggiamenti violenti come il calcio, il pugno…

Da parte del genitore è importante gestire bene le prime manifestazioni del capriccio. Se davanti al capriccio il genitore va fuori di testa o cede, questo fa da rinforzo per la volta successiva. Se invece trova strategie per arginare il capriccio il bambino pian piano capirà che non è una modalità di comportamento “conveniente”. Quindi è importante non iniziare battaglie quando sappiamo che sono perse e non abbiamo la forza di arginarle: es. caramella. So che è meglio che non mangi caramelle, ma ad esempio, piuttosto che la chieda prima di cena, se sono appena tornata da scuola e me la chiede e sono presa da varie cose meglio dargliela in quel momento. Se riusciamo a sostenere l’impegno di dire di no va bene essere fermi, ma se sappiamo che poi cediamo è meglio non mettersi nemmeno. Per prevenire è anche utile, con buonsenso, evitare l’eccesso di divieti che fanno scoppiare il bambino.

Come gestire i capricci? Si dice in molti testi di ignorare il bambino che fa il capriccio, ma non sempre è possibile né opportuno. Si può arrivare anche a questa scelta, ma non può essere il primo approccio.

Il capriccio è un momento di frustrazione, di difficoltà del bambino, manifestata con violenza, che io non posso ignorare. Interessarsi al bambino perciò va bene, anche perché dobbiamo accertarci che non ci sia un malessere reale oppure che ci siano paure (come quella del buio ad esempio) che per lui sono insuperabili. Devo allora farmene carico e aiutare il bambino a superarle pian piano. Essere empatici e fermi, cercando di non perdere la calma, perché se reagisco con violenza certamente il bambino aumenterà il capriccio e avremo una bella escalation… Naturalmente in qualche situazione dobbiamo imporci:” So che tu sei arrabbiato, ma ora dobbiamo tornare a casa e adesso ti metto in macchina…” ci saranno urla e ribellioni, ma lo prenderemo e lo metteremo in macchina lo stesso, magari cercando di deviare l’attenzione, ma partendo da quello che sta succedendo, magari con ricordi personali ecc….

Spesso conviene cercare di capire i motivi dei capricci, perché a volte, nella mente del bambino, hanno una loro logica, che per noi adulti a volte è incomprensibile….

Può essere poi che ci siano modalità un po’ diverse tra mamma e papà: ad esempio più empatica la mamma e più impositivo il papà, ma va benissimo che, essendo d’accordo sugli obiettivi tra genitori, il bambino sperimenti modalità educative diverse.

Gestire il capriccio è di fatto preparare il bambino alla vita, educarlo al fatto che non è solo e non tutto esiste in funzione sua, che deve rapportarsi alla realtà circostante e imparare a mettere un filtro a desideri immediati e pulsioni istintive. Cercando di arginare e orientare il capriccio, perciò, stiamo aiutando il bambino e facendo crescere la sua volontà per orientarla in modo positivo a relazioni serene e gratificanti. Una scuola di vita che forse ad alcuni adulti di oggi è mancata!

Sono seguite varie domande da parte dei genitori presenti e in particolare dei papà, su casi concreti, a cui i relatori hanno risposto con attenzione e dando spunti pratici molto azzeccati.

 

Ancora una volta grazie per tutto il grande bagaglio educativo che farfamiglia offre ai genitori impegnati a educare i loro figli!

 

Margherita Canale Degrassi

 

Margherita Canale Degrassi
Tematica
Fascia d'età
0-6